Sito Ufficiale dell'Associazione "Tegnue di Chioggia" - ONLUS
 
   
 
 
Presentazione del libro Tegnue: biodiversita'.....


 


Alcune delle immagini del libro "Tegnue: biodiversità, storia e relitti"

 

Questo bel volume è il racconto-resoconto autobiografico del subacqueo Piero Mescalchin dopo quarant'anni di immersioni nell'Alto Adriatico. La sua vicenda personale s'incrocia con un evento dalla portata davvero "storica", perché ha il merito di aver aperto nuovi scenari di conoscenza e ricerca in un mare prima snobbato per la trasparenza non proprio cristallina delle sue acque, ma ora rivalutato e ricercato per le peculiarità geofisiche uniche dei suoi fondali, fonte di una biodiversità straordinaria.

Ciò è stato possibile proprio grazie alle sue immagini e alle sue riprese cinematografiche, portate in superficie a partire dal 1985, che ci hanno "rivelato" le meraviglie nascoste in quei fondali e di fatto sconosciute, all'inizio accolte tra stupore e incredulità, ma ora divenute motivo d'orgoglio generale per gli amanti della natura e del mare, ma anche per tutto il territorio di riferimento.

Ne aveva parlato ancora nel 1792 lo scienziato chioggiotto Giuseppe Olivi ne! suo libro "Zoologia Adriatica", ma fino all'intervento di Mescalchin questo ambiente era rimasto pressoché sconosciuto a chi non andava per mare, dando origine addirittura a delle leggende: la più nota e descritta nei particolare dal poeta don Giovanni Lombardo raccontava di una Chioggia sommersa come la mitica Atlantide. Soltanto i pescatori conoscevano queste Tegnùe, che così le avevamo chiamate, proprio per i danni che arrecavano alle loro reti (che finivano perse o strappate) quando si avventuravano a pescare in quel posto notoriamente ricco di pesce.

Prima la passione di questo sub si sviluppava soprattutto nello scoprire e visitare relitti di imbarcazioni da pesca, di mercantili e navi da guerra, finite per un tragico destino in fondo al mare, cercando di comprenderne le caratteristiche e soprattutto le circostanze che ne avevano provocato l'affondamento (a queste storie il volume riserva nella parte finale un'interessante serie di utili schede conoscitive). Interesse comunque mai svanito, basta pensare all'appuntamento su questo tema dello scorso 19 giugno al Padiglione Aquae dell'Expo Venice.

Ma da quando Piero Mescalchin ha aperto il libro della nuova avventura chiamata "Tegnùe", le sue passioni e i suoi interessi sono stati totalizzanti, diventando una sorta di missione.

Personalmente ho avuto l'opportunità di seguire da vicino fin dall'inizio, proprio dal 1985, a diverso titolo, prima come cronista e poi come amministratore, le diverse fasi che hanno portato a concretizzare quello che lui stesso aveva definito "un sogno": far diventare cioè quell'area un parco marino tutelato, smettendo di sfruttare queste zone con pesca indiscriminata o ancora peggio di usarle come pattumiera.

E posso testimoniare che è stata sì un'impresa esaltante, ma per nulla facile, con un percorso irto di difficoltà e incomprensioni. E il volume al riguardo ripercorrendo la sua storia, non nasconde anche i motivi di critica nei confronti di alcune situazioni, togliendosi anche qualche sassolino. E' vero che Mescalchin ha il suo carattere e non è sempre facile stargli al passo, ma personalmente ritengo che sarà la storia a decretare se certe sue rigidità negli obiettivi erano solo frutto di protagonismo o di una corretta visione della questione.

Nessuno però potrà negare la sua totale dedizione alla causa. E i traguardi raggiunti sono stati straordinari e inconfutabili: mi riferisco al riconoscimento delle "Tegnùe" come "Zona di Tutela Biologica" (decreto ministeriale del 5 agosto 2002); alla costituzione dell'Associazione, comprendente anche un Comitato tecnico scientifico, che con continuità ha operato sul fronte didattico, della ricerca, divulgazione e anche gestione, interloquendo e collaborando con enti ed istituzioni, come l'ISPRA, la Capitaneria di Porto, le Università di Padova e Bologna, la rivista di studi e ricerche "Chioggia", il Lion Club, con il Comune di Chioggia e soprattutto con la Regione Veneto che ha prodotto anche una legge ad hoc nel 2007 con relative risorse.

Ora queste "Tegnùe" sono diventate addirittura un vanto della città e vengono esibite, e giustamente, con immagini accattivanti, nei dépliant turistici, assieme ad altre emergenze e titoli prestigiosi: il riconoscimento nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità dell'UNESCO all'interno dell'ambito lagunare (analogo titolo si aspetta anche per le "Tegnùe"); il titolo di "città d'arte"; la riserva integrale del Bosco Nordio, ultimo lembo di macchia mediterranea; l'orologio da torre più antico del mondo.

Concludendo spero che questo contributo, che fa il punto su questa ritrovata risorsa culturale e ambientale, possa servire alla comunità intera come strumento critico per gestire al meglio per l'avvenire questo patrimonio tanto prezioso, quanto fragile.

prof. Sergio Ravagnan (storico)

Il libro è disponibile previa donazione a sostegno dell'Associazione di Euro 25,00 (spedizione compresa). Richiedere a  tegnue@tegnue.it

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